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Alluvione Piemonte: un messaggio importante

Ricordate l’alluvione del novembre ’94 in Piemonte? Ci furono diversi morti e danni particolarmente ingenti.
In questi ultimi giorni nelle stesse zone ha piovuto di più, più forte e su aree più estese, colpendo di nuovo anche quei bacini già martoriati ormai 20 anni fa. Eppure i danni sono stati ridotti di molto.

Un plauso va alla Protezione Civile, dai dirigenti agli operatori sul campo, così come alle amministrazioni locali piemontesi e liguri.
Si è dimostrato come la corretta gestione del territorio, gli interventi di adeguamento e la prevenzione possano essere efficaci nel limitare danni ed evitare vittime in casi del genere.
Si dimostra come le allerte non vengano emanate a caso come pensa la maggior parte dei disinformati (volenti o nolenti), bensì come ci sia una struttura organizzativa dietro che ha un senso e una capacità di operatività ben oltre i limiti che siamo portati a immaginare.

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Piogge molto abbondanti tra Valle d’Aosta e Piemonte

I due contendenti sono al massimo della forma: da una parte c’è una bassa pressione sulle Isole Britanniche che sta per raggiungere un valore al centro pari a 975 hPa, circa; dall’altra l’alta pressione russo-siberiana, che questa notte ha superato i 1065 hPa.
E’ insomma in corso un braccio di ferro, che al momento vede i due contendenti fronteggiarsi senza prevalere l’uno sull’altro.

Dall’immagine satellitare si percepisce quello che sta succedendo: da una parte – verso l’Atlantico – si vede una enorme scacchiera di nuvole piccole e sparpagliate, che segnalano un gran rovescio di aria fredda e instabile, che dall’Artico viene mano a mano avviluppato attorno a un ricciolo nuvoloso in viaggio verso il canale della Manica; dall’altra parte l’evidenza chiara e netta del MURO opposto dall’alta pressione russa, una grande macchia bianca di nuvole basse e nebbie che risale dal Mar Nero verso le repubbliche del Baltico, a tradire lo scorrimento dell’aria mite e umida pompata dalla bassa pressione britannica al di sopra il cuscino freddo e stabile ancora presente al suolo per la recente visita – da quelle parti – dell’alta pressione.

La sfida continuerà, per giorni e giorni, ma lentamente i toni si smorzeranno, perché l’aria fredda covata dall’alta pressione russa sul territorio dell’est Europa si sarà ormai esaurita e il muro lentamente si sgretolerà, permettendo alla bassa pressione oceanica di risparmiare energie.
Allora la bassa pressione stessa avanzerà lentamente verso est, ma dovrà faticare per guadagnare spazio, perché comunque il muro rimarrà presente, seppure più fragile.
Ne pagheranno le conseguenze in particolare le nostre regioni tra Valle d’Aosta e Piemonte, dove lo Scirocco richiamato dalla bassa pressione ammasserà tanta di quell’aria umida da scaricare – da qui a giovedì compreso – fino a 300-400 mm di pioggia (se non di più) nelle aree a ridosso dei monti tra Canavese, Biellese, alto Vercellese, Ossola e Novarese.
Fiumi in ingrossamento, quindi.
Poi finalmente il fronte riuscirà a prevalere, e lo Scirocco si smorzerà; ma continueranno a cadere piogge intermittenti, con l’aria che si manterrà umida.

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Fine settimana con la pioggia

L’Italia sta passando un periodo tutto sommato normale per il mese di novembre: al Nord arrivano i primi freddi, qualche brinata in pianura, la neve che episodicamente sfiora le colline, e l’inquinamento che si accentua per la stabilità dell’aria.
Al Centro-Sud invece le perturbazioni sono ancora vivaci; portano dei temporali, vento localmente forte, ma anche un graduale calo della temperatura.

E’ il tardo autunno, che comunque propone spesso delle varianti anche vistose.
E’ il caso del prossimo weekend, quando alcune perturbazioni oceaniche affonderanno verso la Francia e le Baleari richiamando verso di noi venti umidi e miti che porteranno piogge più estese e meglio distribuite lungo tutta la Penisola, accompagnate dal vento soprattutto sull’area costiera.

Non sono attese nevicate importanti, se non ad alta quota e solo su alcune aree delle Alpi; ma l’aria rimarrà fresca nelle solite aree riparate del basso Piemonte e dell’Appennino Ligure.

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Fresco fino a mercoledì

Il fine settimana non è stato particolarmente gradevole per molti di noi: nuvole sparse, qualche acquazzone se non addirittura forti temporali, frescura, vento teso sulle coste …
Insomma, un quadro autunnale in piena regola, con la temperatura che per la prima volta dopo parecchi mesi è scesa al di sotto dei valori che si dovrebbero registrare normalmente nel periodo in essere, almeno in alcune regioni del Centro-Nord.

Queste condizioni si manterranno pressappoco invariate fino a mercoledì; poi tra giovedì e venerdì entrerà in azione lo Scirocco, proponendo una sorta di voltafaccia che porterà le classiche conseguenze sempre associate a questo vento.
Avremo innanzitutto un graduale e netto ritorno al tepore al Centro-Sud, in Emilia-Romagna e sulle pianure del Triveneto, con la temperatura che potrebbe toccare di nuovo i 25°C e oltre sulle aree tirreniche in particolare.

Pioggia abbondante in Liguria, parte dell’alta Toscana, con piogge sparse anche sul resto del Nord (eccetto Emilia-Romagna) e coste tra Toscana e Lazio, così come in Sardegna.
Altra notizia riguarda la neve, che potrebbe cadere in buone quantità ad alta quota sulle Alpi.
Il tutto, ripetiamo, tra giovedì e venerdì.

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E’ tempo di uragani in Atlantico

Verso l’ultima parte dell’estate l’Oceano Atlantico centrale si popola di tempeste tropicali, che solitamente si fanno il loro viaggio dalle coste africane verso il largo per poi morire senza colpire la terraferma. Talora possono continuare a correre, fino ad interessare le coste statunitensi o caraibiche, a volte girano attorno all’anticiclone delle Azzorre virando verso nord fino ad essere agganciati dalle umide correnti oceaniche che li portano – ormai invecchiati – in direzione del continente europeo come classiche perturbazioni.

Una di queste tempeste, Gaston, in azione in questi giorni ben lontano dai continenti, proverà ad affacciarsi verso l’Europa già trasformato in normale perturbazione oceanica. Questo accadrà tra una settimana circa, con la prospettiva di rendere particolarmente difficili le previsioni dei prossimi giorni sulle nostre lande.
La grande iniezione di energia portata da un vecchio ciclone tropicale al flusso oceanico, infatti, comporta certe volte uno scombussolamento di quella che era la traiettoria seguita fino a quel momento dagli ammassi nuvolosi che scorrevano placidi da ovest verso est sul nostro Continente.

Non è un caso che – spesso – il primo peggioramento di fine estate sul Mediterraneo – arrivi per colpa diretta o indiretta di una di queste perturbazioni in arrivo dal Tropico. Di solito, però, accade con la seconda della lista, non la prima.
Il prode Gaston, con tutta probabilità non avrà fortuna dalle nostre parti.

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Pioggia estesa in settimana al Centro-Nord

Il tempo sta lentamente peggiorando sul territorio italiano. Già ieri in alcune zone della Sardegna ci sono state piogge piuttosto insistenti, ma alcuni acquazzoni hanno interessato anche Valle d’Aosta, Piemonte e Lombardia.

Questo a causa di venti umidi che stanno ammassando le nuvole a ridosso delle montagne esposte allo Scirocco, vento richiamato da una grossa bassa pressione adesso al largo del Portogallo.
Proprio questa bassa pressione si sposterà nei prossimi 3-4 giorni verso la Francia, e poi – attorno a giovedì-venerdì – sull’Italia, scaricando qua gran parte del suo potenziale in termini di pioggia.

In reaItà inizialmente rimarranno più esposte le zone tra Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e parte della Liguria; ma già martedì inizierà a piovere in maniera decisa anche sul resto del Nord (esclusa una parte dell’Emilia-Romagna), sull’Appennino e localmente sulle aree adriatiche.
Tra mercoledì e soprattutto giovedì arriverà il grosso delle piogge, con accumuli fino a 80-120 mm ogni 18-24 ore a ridosso delle montagne alpine e dell’Appennino; ma pioverà frequentemente anche sull’aperta Pianura Padana, in Toscana, Lazio, Campania, Calabria, e in misura minore sul vicino versante adriatico e la Sardegna.
L’estremo Meridione rimarrà un po’ più ai margini, con poche piogge e temperature alte.

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Meteo: più movimentato da metà settimana

Basta affacciarsi alla finestra e lo vediamo: l’Italia, quasi tutta, è sotto il tiro di vento umido in arrivo dal nord Africa, con foschia dovuta alle grandi quantità di polvere desertica in sospensione, e le nuvole che si addensano a ridosso delle montagne del nord-ovest, portando qui pioggia sporca e neve solo a quote molto alte.
Non mancano nemmeno le nebbie, sulle coste adriatiche e in Pianura Padana. I mari infatti sono ancora freddi in superficie, e lo scorrimento del vento più mite in arrivo da sud provoca la condensazione del vapore acqueo nella cosidetta nebbia d’avvezione, tipica proprio di questo periodo.

E’ una situazione di tempo tutto sommato stazionaria da parecchi giorni, ma che sta per cambiare.
Infatti il grande Vortice Polare che comanda il tempo invernale, distribuendo il suo carico di freddo lungo tutto l’Emisfero nella brutta stagione, è sempre vivo, anche se comincia a perdere colpi. Sta cominciando a soffiare aria fredda verso l’ovest Europa e la Spagna, pronto a scatenare la reazione della controparte africana, dove ormai la temperatura inizia a salire parecchio.
Entro mercoledì nascerà una perturbazione, proprio sull’Africa, e attraverserà nei giorni successivi gran parte d’Italia risucchiando a sé l’aria fredda ormai sedimentata sull’Europa centrale e ripasciuta da un’altra ventata ancor più fredda e veloce in arrivo dal Mare del Labrador.
Il contrasto porterà piogge sparse, temporali, vento e sbalzi improvvisi di temperatura impegnando le nostre giornate almeno fino a sabato, ma alternando il maltempo a momenti relativamente più gradevoli.

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Giorni della merla? Solo sul calendario

I giorni della merla sono i più freddi dell’anno, almeno sul calendario.
Oltre che per una credenza popolare, la tradizione si basa su una statistica. In questo periodo, effettivamente, l’aria artica raggiunge la sua massima estensione verso sud, per poi cominciare a ritirarsi lentamente a partire dalla prima decade di febbraio.

Si tratta però – appunto – di una statistica, che non sempre può essere associata a una previsione.
E’ il caso di quest’anno, con il tempo che per la fine di gennaio ci porterà – come oggi – aria umida, foschie dense, inquinanti alle stelle, pioggerella in alcune regioni e soprattutto aria troppo, troppo mite per il periodo in essere.
Sulle montagne, già provate per l’assenza di un manto nevoso significativo, l’aria fatica a scendere a temperature sotto lo zero; e così continuerà a fare nei prossimi giorni. Anzi, tra domenica e lunedì forti venti di Foehn rischiano di alzare l’asticella sul Piemonte fino a 20 e più gradi a 900-1000 metri di altezza, 15 gradi a 1500 metri, 10-12 gradi a 2000 metri.

Insomma, si continuerà sulla falsariga di un inverno anomalo.

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Meteo: una vera tempesta di vento

Il passaggio della perturbazione di cui parlavamo nell’articolo di ieri ha portato raffiche di vento davvero molto forti in alcune regioni, sia a precedere che a seguire l’ammasso di nuvole.
In particolare è stato il Libeccio a far parlare di sé sull’Appennino Tosco-Emiliano, dove ha raggiunto una punta di 238 km/h su la Croce Arcana, a circa 1700 m lungo il crinale; ma anche le cime attorno hanno visto punte tra i 170 e i 200 km/h.
La conseguenza principale si è concretizzata nei danni ingenti, con la caduta di alcuni alberi nei boschi, ma anche lo spostamento e il rovesciamento di impiantistica di vario genere lungo le piste da sci.

Il vento ha comunque soffiato forte anche sulla linea costiera tirrenica, dove tuttora sono presenti delle mareggiate molto marcate e spettacolari, con onde fino a 5-6 metri.
Da segnalare ad esempio i 137,5 km/h dell’Isola di Gorgona, i 122 km/h di Livorno e i 120 km/h di San Vincenzo.

Il vento soffierà ancora per 24-36 ore, calmandosi lentamente

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Cronaca meteo: nuova alluvione nel Catanese

Per l’ennesima volta dalla fine dell’estate il territorio del Catanese è stato colpito da temporali e piogge particolarmente abbondanti, sicuramente eccessive.
Le alluvioni di cui la cronaca ha parlato negli ultimi tempi, ripetute sempre nelle stesse aree, sono solo la conseguenza ultima di questa anomalia.

Un dato su tutti: la città di Acireale ha accumulato, nella giornata di ieri, 406 mm di pioggia; in totale, nel mese di ottobre, ne ha raccolti 747.
La pioggia che dovrebbe cadere IN UN ANNO sulla città – usando la media di riferimento tra il 1961 e il 1990 – è di 644 mm.
Se contiamo che veniamo da un settembre in cui sono caduti quasi 280 mm di pioggia, si capisce bene che c’è qualcosa che non va.

D’altra parte dicevamo – già durante le ondate di calore tra luglio e agosto – che un caldo così insistente e intenso avrebbe potuto solamente mantenere i mari eccessivamente caldi per troppo tempo, dando più energia alle piogge quando queste si fossero presentate, sia in Sicilia che nel resto d’Italia.
Quello del Catanese è infatti l’esempio estremo di tutta una serie di piogge molto forti – talora estreme – che già adesso si sono viste con una frequenza particolarmente elevata lungo tutto lo stivale italiano. E dato che di energia in gioco ne rimane ancora molta converrà continuare a monitorare ogni singola perturbazione in arrivo sul nostro territorio.