Tag : nebbia

post image

Nebbia marittima … particolare

Questa è una immagine ad alta risoluzione dal satellite Aqua, da circa 400 km di altezza.
Si riferisce a giovedì scorso, ad inizio pomeriggio, quando nel bel mezzo di una giornata molto gradevole alcuni banchi di nebbia fitta insistevano su diversi tratti della costa francese, ligure e toscana.
Il tutto nonostante ci fosse alta pressione, con aria molto mite e venti calmi.

E’ colpa dell’acqua di fusione delle nevi, raccolta dalle Alpi Marittime e dall’Appennino verso i fiumi e poi riversata in mare.
E’ acqua fredda, che si trova a contatto con una pellicola d’aria ferma da giorni e molto molto umida, calda, surriscaldata dal sole ormai forte.
Basta il semplice contatto tra l’acqua fredda in arrivo in mare aperto e l’aria umida ed ecco che … l’aria sulla superficie marina raffreddandosi di nuovo per contatto genera nebbia.

Se osservate bene l’immagine vedrete come le colate escano proprio dalle vallate fluviali, estendendosi più al largo in presenza di valli strette e ripide, come quelle dell’Imperiese.

IMG_2801

post image

La nebbia non è altro che …

La nebbia fa parte del nostro clima.
La troviamo spesso in inverno in Pianura Padana, ma non solo: in generale ingloba in un manto grigio le valli più lontane dal mare durante la notte e il primo mattino, sconfinando talvolta fin sulla costa.
In primavera diventa invece più frequente proprio lungo le fasce litoranee, dove può insistere anche nelle ore centrali del giorno.

La nebbia non è altro che una nuvola appoggiata al suolo.
Può formarsi per tanti motivi; in particolare:

- per irraggiamento: ossia per il raffreddamento dell’aria umida vicina al suolo, quando la pressione è alta, il vento è calmo e il calo della temperatura è molto veloce;
- per avvezione: cioè per scorrimento, in particolare di aria tiepida e umida sopra un terreno freddo o un corso d’acqua fredda. A causa del contatto tra l’aria in arrivo e la superficie fredda il vapore acqueo condensa in goccioline sottilissime.

Nasce, comunque, in condizioni di stabilità, quando l’aria è ferma o scorre in orizzontale; non devono esserci movimenti verso l’alto o il basso, turbolenze, vortici, o venti termici; altrimenti la nebbia si dissolve velocemente.

IMG_2784

post image

L’inversione termica: cos’è?

Alta pressione, cielo sereno, vento calmo. Tutti questi fattori favoriscono – in particolare in tardo autunno e inverno, quando le nottate sono molto lunghe – il raffreddamento del terreno e la dispersione del calore verso l’alto.
L’atmosfera vicina al suolo quindi si raffredda, tanto più velocemente quanto più è asciutta, producendo quel fenomeno noto come inversione termica.

In queste condizioni la temperatura notturna scende, non solo in pianura, ma anche sulle colline, le montagne, le isole. Ma l’aria fredda è molto più densa e “collosa” rispetto a quella calda. Se manca il vento, quindi, vince la sola gravità: allora l’aria fredda generata lungo i pendii scivola lentamente in basso, in direzione della valle. In generale lo fa in maniera piuttosto uniforme; ma se ci sono dei torrenti, dei fiumiciattoli, dei rii che hanno scavato delle piccole vallate lungo i crinali allora gran parte dell’aria fredda si raccoglie qui, come se queste piccole vallate fossero dei veri e propri canali di scolo.
Può quindi capitare che all’interno di queste conche si registrino temperature di 3-4-5 gradi più basse rispetto al resto del fianco della montagna o della collina, pochi metri più in là!

Comunque, proseguendo nel proprio cammino, poi l’aria fredda raccolta nei canali arriva al piano, si accumula, ma continua il suo lento incedere finché rimane un lieve pendìo, fino al mare (o al lago).
Ecco il motivo per cui una località di collina o montagna, che non sia in una piccola valle scavata da un torrente o un fiume, in notti come queste registra temperature più alte rispetto alla pianura.
Qui, in aperta pianura, c’è un vento leggero che arriva dalle montagne; se invece ci troviamo in riva al mare o poco al largo allora il vento arriva dal letto del corso d’acqua, e sempre qui la temperatura è proprio di quei 3-5 gradi più bassa rispetto alle zone pedemontane.

post image

Un grande punto di domanda

Forme curiose vengono assunte dalle perturbazioni atlantiche in questo periodo.
In particolare ieri sera un fronte nuvoloso che si arricciava attorno a una bassa pressione in pieno Oceano ha preso le sembianze di un enorme punto di domanda.
Niente di serio, ovviamente; solo una piccola bizzarrìa che ci ha offerto lo spunto per parlare del tempo di questo dicembre ben poco invernale.

L’alta pressione insiste, e con essa le grosse inversioni termiche, con effetti molteplici:

- nebbia e smog che ristagnano nelle valli, anche in pieno giorno (vedi Pianura Padana);
- temperature che in molti casi sono più alte in montagna che al mare;
- la mancanza di nuvole cariche di pioggia e neve, che lasciano sia le Alpi che gli Appennini di un brullo poco invitante a stagione sciistica già iniziata.

Effetti in larga parte negativi, quindi.
E per adesso non sembrano esserci cambiamenti significativi in vista. Anzi, entro 5-8 giorni l’alta pressione potrebbe irrobustirsi oltre, facendo salire i barometri di alcune regioni d’Italia fin oltre i 1040 hPa, un valore che normalmente si riscontra solo in questo periodo e solamente tra la Russia e l’Europa dell’Est, per altri motivi legati a un freddo esteso che al momento manca anche laggiù.

Niente di nuovo insomma. Rimandiamo ancora le eventuali novità al periodo subito a ridosso del Natale.
Ne riparleremo.

post image

Meteo prossimi giorni: si cambia aria

Perlomeno si cambia aria.
Viene da dire così riguardo le prospettive del tempo previsto per la settimana che si apre oggi.

Dopo due mesi di alta pressione pressoché ininterrotti, con poche varianti sul tema da registrare, finalmente i venti artici e quelli oceanici hanno deciso di movimentare almeno in parte il tempo del Continente Europeo e della Russia.
Tra il Baltico e la Russia stanno già arrivando refoli di aria artica, con le prime nevicate degne di nota; qui, lentamente, si andrà a creare un muro freddo contro il quale le correnti oceaniche – costrette finora a viaggiare ad alte latitudini – andranno a sbattere, per poi piegare lentamente verso sud, fino ad arrivare al Mediterraneo proprio nei primi giorni del nuovo anno.

Si tratta quindi di aspettare ancora 4-5 giorni, forse 6; ma poi il tempo comincerà a cambiare: qualche refolo di vento più freddo e asciutto, avvertito soprattutto sul versante adriatico e in Pianura Padana, ma anche nuvole e perturbazioni oceaniche (dapprima timide, poi con il passare dei giorni più spavalde).
Ci sono buone possibilità di avere qualche nevicata sull’Appennino, mentre per le Alpi per il momento non sono previste precipitazioni significative e diffuse, tranne rare eccezioni.

post image

Meteo prossimi giorni: tranquillo fino a venerdì, poi …

Con oggi si chiude un piccolo periodo piuttosto freddo, con le temperature che sono scese sotto i valori normali dell’inizio di febbraio.
Parliamo in particolare della Pianura Padana, dove grazie anche alla tanta neve caduta nei giorni scorsi tra Cremonese e Parmense si sono toccati i -10°C. Ma gran parte della Lombardia e dell’Emilia hanno toccato valori sotto lo zero, comunque facenti parte delle possibilità durante un normale inverno italiano.

Adesso che i venti freddi se ne stanno ormai andando anche dal Meridione la temperatura è destinata a salire leggermente, grazie anche al sole, che almeno fino a gran parte di giovedì splenderà in montagna, sui colli e su buona parte delle pianure. Rimane solo un’incognita: la neve in fusione e la tanta umidità che si accumulerà nelle vallate grazie alle nottate stabili, serene e senza vento.
Insomma, parliamo del rischio di nebbie e delle foschie, elementi che nei prossimi giorni potrebbero proporsi con una certa frequenza.

Poi, con una certa gradualità, il tempo cambierà di nuovo.
Non arriveranno nuovi venti freddi, ma aria leggermente più mite, umida, carica di nuvole e di qualche pioggia veloce, a partire dal Settentrione e dalle regioni tirreniche per poi andare verso l’Adriatico e lo Ionio. Comunque, tra sabato e domenica, ci potrebbe ancora essere l’occasione per qualche nevicata fin su alcune pianure del Nord.
Niente di particolarmente abbondante ed esteso, sia chiaro; almeno sulle pianure lontane dalle montagne. Ma sarà quanto basta, magari, per creare alcune difficoltà alla circolazione delle autovetture. Parliamo in particolare del Piemonte e della Lombardia.
In montagna probabilmente andrà in maniera diversa, e ci sarà qualche nevicata di alcune ore soprattutto tra Lombardia, Trentino-Alto Adige e alto Veneto. Sull’Appennino pochi fiocchi, o solo nevicate molto veloci, peraltro a quote non particolarmente basse.
Ma dei dettagli magari ne riparleremo più avanti quando avremo dati più attendibili e chiari.