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Tornado a Sottomarina (Chioggia)

Durante la prima mattinata di oggi un temporale in mare aperto sull’alto Adriatico ha generato una tromba marina che -avvicinandosi alla costa – è andata poi ad investire un tratto di spiaggia della località di Sottomarina (Chioggia).

Il tornado ha insistito per alcuni minuti sul bagnasciuga, andando ad investire alcune strutture, ombrelloni e sdraio, provocando così anche alcuni danni. Non sono invece stati registrati feriti.
La tromba d’aria si è poi esaurita non appena si è allontanata dalla spiaggia, risparmiando il resto della terraferma.

Fenomeni come questo, seppur di grande impatto mediatico, sono del tutto normali nelle aree litoranee, soprattutto in periodi come questo, quando l’aria risulta ancora molto instabile e nascono temporali durante la notte, che poi si portano verso le coste. In genere le trombe marine si dissolvono non appena incontrano la terraferma, ma a volte – per varie cause – riescono a penetrare all’interno di alcune centinaia di metri.
Si tratta comunque di turbini non particolarmente forti, del grado più basso (EFO) della scala di intensità dei tornado, e quindi non portano danni particolarmente rilevanti.

Altra cosa sono invece i tornado come quello dell’8 luglio scorso a Venezia, di grado 4 su una scala di 5, capace di strappare via alberi e distruggere infrastrutture più robuste provocando ampi pericoli.

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500 tornado in Europa nel 2015

I dati in arrivo dal database ufficiale europeo sono interessanti: nel corso del 2015 ci sono stati ben 499 tornado sul territorio continentale.
Il più forte tra i tornado segnalati è stato quello di Dolo (VE) dell’8 luglio scorso, che ha raggiunto il grado EF4 su una scala di 5, con venti a tratti superiori ai 300 km/h. Ma molti altri sono stati i tornado moderati o forti, soprattutto nelle pianure interne dell’Europa centrale.
Dalla mappa allegata si vede come numerose siano state le segnalazioni lungo le aree costiere, segno di grande attività di trombe marine, soprattutto nel periodo primaverile e autunnale; i tornado su terraferma invece si sono in larga parte concentrati nel periodo estivo, quando l’aria è molto calda e il passaggio di fronti freddi in quota può scatenare i temporali più forti.

C’è da dire che questo database è sicuramente incompleto, perché basato sulle segnalazioni da amatori o professionisti; non copre quindi l’intero territorio, e perciò è probabile che il numero di tornado effettivamente formatisi sia più alto.

 

 

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Tornado nel Veneziano: un evento raro, ma possibile

Un tornado ha attraversato il territorio del Veneziano attorno alla metà del pomeriggio di ieri, portando danni pesanti in particolare nei Comuni di Dolo e Mira.


Ad una prima analisi della scia di distruzione che la tromba d’aria si è portata dietro si può riferire la sua intensità al grado 3 della scala Enhanced Fujita, nella quale il grado 5 è il più alto. I venti all’interno del turbine potrebbero aver superato i 250 km/h.
Ciò che colpisce, fra le foto e i video della devastazione portata, è l’apparente facilità con cui è stata distrutta Villa Fini, eretta a Dolo nel 1665; elemento questo che fa pensare a un evento davvero di impressionante potenza.

Gli archivi storici italiani pullulano di segnalazioni di tornado più o meno forti, più o meno distruttivi; quelli di grado 3, 4 o 5 sono però molto molto rari. Tuttavia, spulciando meglio tra i faldoni si riscontra negli ultimi decenni un aumento effettivo della frequenza di tornado violenti come questi, anche in zone come il Padovano e il Veneziano, particolarmente esposte.
E’ un elemento che fa pensare, e DEVE far pensare, perché uno dei fattori importanti per la costruzione di tornado è la presenza di aria umida e calda vicino al suolo, proprio come quella che ha portato l’afa pesante degli ultimi giorni.
E non è un caso che la correlazione tra aumento di frequenza di tornado violenti e aumento di frequenza delle onde di calore legato alle variazioni climatiche (di cui i media parlano ormai da anni) sia evidente. Da qui a passare ad una relazione di causa-effetto ce ne vuole, ma - in sostanza- i sospetti sono forti.

Occorre quindi che persone competenti siano messe in grado di studiare in maniera più ampia e approfondita il fenomeno tornado, perché nei prossimi anni o decenni potrebbero esserci sempre più episodi come quello di ieri, e nei limiti del possibile bisognerà cercare di prevenire danni a cose e – soprattutto – persone.